COMUNE DI MORRA DE SANCTIS

Il territorio è costituito da una successione prevalentemente terrigena di età oligo-pliocenica. L'abitato del paese sorge a 860 m s.l.m. ed è edificato su terreni sedimentari conglomeratici del Pliocene superiore. Secondo alcuni studi del CNR sulla neotettonica, l'intera area morrese è da considerarsi in sollevamento. Il comune è anche in parte attraversato dall'altopiano del Formicoso. Contrariamente a quanto potrebbe apparire il nome del paese "Morra" non deriva dall'omonima famiglia feudataria del luogo (principi Biondi-Morra), bensì dal toponimo, che indica "altura", "monticello", "cumulo di pietre". La radice mor/murm che significa appunto “cumulo di pietre” trova riscontro nel gallese mur, nello spagnolo moron, nel celtico moran e nel latino murus. Quindi "Morra" indica un luogo costruito su di un''altura, su una zona rocciosa. In dialetto morrese la parola murricine peraltro significa "mucchio di pietre". Le origini di Morra sono molto antiche. I reperti archeologici di cui abbondano le sue campagne e gli scavi condotti dalla Soprintendenza ne provano l'esistenza già al tempo della "Cultura di Oliveto Cairano" che si sviluppò tra il IX e il VI secolo a.C. nell'alta valle dell'Ofanto e del Sele. Caratteristici bronzi di questo periodo sono i bracciali ad arco inflesso, le fibule a navicella, gli artistici pendagli zoomorfi. Molto interessanti le ceramiche rinvenute nella necropoli di Piano Cerasulo decorate con teste di lupo. La quantità e la qualità del materiale rinvenuto testimoniano la continuità di un significativo insediamento sannitico; il paese si conferma un sito di importanza strategica anche in epoca romana grazie alla presenza di una diramazione dell'Appia che da Guardia Lombardi, attraverso le contrade di Papaloia, Montecastello e Selvapiana portava fino a Conza, che era il feudo-castello di Castiglione di Morra, scomparso alla fine del XIII secolo. Nel IX secolo il paese fu presidio fortificato tra i due principati longobardi di Salerno e Benevento, e per la sua posizione strategica sull'Ofanto venne continuamente coinvolto nella guerra tra longobardi, bizantini e saraceni. Dal periodo normanno fino al 1385 Morra fu feudo dell'omonima famiglia baronale e conobbe momenti di notevole espansione territoriale: all'inizio del '200 i feudi di Morra comprendevano, oltre alle terre del Cilento, anche Teora, Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni giungendo fino a Vallata e Frigento, dove ancora oggi resistono i ruderi di una rocca detta "Il Pesco di Morra". Passato poi agli Zurlo ed ai Caracciolo, il paese tornò sotto il dominio dei Morra dal 1618 fino all'abolizione della feudalità (1806). La peste del 1656 sfiorò senza danni il paese ed infiammò negli abitanti la devozione per San Rocco, la cui festa patronale viene qui celebrata il 23 agosto. Nel quadriennio 1743-46 il suo territorio fu soggetto alla giurisdizione del regio consolato di commercio di Ariano, nell'ambito della provincia di Principato Ultra. A seguito dei moti rivoluzionari del 1820-1821 ben otto patrioti morresi vennero esiliati dal re Ferdinando e tra questi due zii del De Sanctis. Nel 1837 a Morra arrivò il colera, ma anche stavolta il paese ne uscì indenne finché una nuova epidemia, nel 1854, uccise novanta morresi in meno di due mesi. Nel 1934, la denominazione originaria del comune fu variata in Morra De Sanctis, in onore del letterato Francesco De Sanctis, originario del luogo. Non si hanno notizie certe sullo stemma di Morra. Si sa solo con certezza che deriva da un sigillo risalente al XVII secolo. Nell'arme, piuttosto inusuale, vi è un uomo, chi sia con precisione, non si sa. Forse può essere identificato in Marco Antonio Morra, appartenente alla nobile famiglia del feudo di Morra, generale dell'esercito spagnolo. Acquistò il feudo di Morra alla famiglia pagando 22000 ducati a Caterina Caracciolo. È vestito in abiti rinascimentali e mantiene in mano uno scettro, simbolo di potere e di controllo, e un libro, simbolo di cultura e rispetto della legge. «Scudo ovale, bordato d'oro, ai motivi floreali e geometrici. Nel campo di cielo, al corpo umano di carnagione, crinito castano, vestito d''azzurro e manicato d''argento, con pantaloni d''oro, calzato di bianco, ghette d''argento e scarpe d''oro, mantellato di rosso, tenente nella mano destra posta in fascia uno scettro d''oro posto in banda e nella mano sinistra pure in banda un libro aperto scritto, su pianura, al naturale.» Il gonfalone è un drappo di azzurro.

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