COMUNE DI SANT'ANGELO ALL'ESCA

Le origini di Sant'Angelo all'Esca sono incerte e, spesso, rimandano a una serie di leggende o credenze popolari: l'ipotesi più accreditata è che, fin dai tempi dei Romani, alcuni insediamenti andarono a occupare l'attuale territorio santangiolese, sfruttando la fertilità dei terreni particolarmente favorevoli alla coltivazione della vite e dell'uva. Secondo una leggenda, le origini di Sant'Angelo all'Esca sarebbero legate alla figura della sacerdotessa Lollia e al termine greco èoxàpai, ovvero l'altare su cui si immolavano le vittime sacrificali, da cui potrebbe derivare la specifica del nome. Il culto di San Michele Arcangelo è stato importato dai Longobardi che, in seguito alla contaminazione con gli indigeni cristiani, si convertirono alla nuova fede, sostituendo la propria divinità guerriera Wotan con la figura di San Michele. L'attuale borgo sorse in età alto-medievale e, per molto tempo, fu casale dei feudi di Acquaputida (l'attuale Mirabella Eclano) e Frigento. Tra le famiglie che si avvicendarono alla sua guida, vi furono i Gesualdo, i Ludovisi, gli Spinelli e i Bruno. Questi ultimi amministrarono Sant'Angelo all'Esca, fino all'eversione della feudalità, avvenuta nel 1806. Al pari di molte altre comunità della provincia di Avellino, anche la popolazione di Sant'Angelo all'Esca ha conosciuto una drastica riduzione del numero di abitanti, dovuta principalmente a un massiccio fenomeno di emigrazione innescatosi nel secondo dopoguerra. Stemma: «Campo di cielo, alla torre d'oro, chiusa e finestrata di cinque, dello stesso, le finestre con arco a tutto sesto sono poste tre nel lato sinistro, di cui due poste in fascia e due nel lato destro della torre, merlata alla guelfa di cinque, fondata alla base di una collina di verde, finita a destra e sinistra da una catena collinosa del medesimo; la torre accostata da due alberi di quercia al naturale. Ornamenti esteriori da Comune.[4]» Nello stemma comunale è rappresentata una torre che potrebbe ricordare un antico castello costruito nel punto più elevato di un colle, affiancata da due alberi che rappresentano gli antichi boschi che circondavano il borgo.[5] Il gonfalone è un drappo di azzurro

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